TRAME ABITATE – Noviello-Caruso-Covato

TRAME ABITATE

Marco Noviello-Alfredo-Covato-Orazio Caruso

La casa è il primo spazio dell’abitare, il luogo in cui la vita quotidiana prende forma. .

8 Maggio / 7 Giugno  2026

Orazio Caruso ( Modica ) 

La sua ricerca riguarda, in prevalenza, una profonda lettura del tessuto e delle tipologie urbane, della composizione e dell’intreccio dei vari luoghi del sud est della Sicilia, a partire dal territorio del Val di Noto. La necessità di rilevare e reinterpretare l’esistente nasce dalla passione per i luoghi e le relative tipicità dell’architettura. Obiettivo di questo studio: rileggere la tradizione, apprendere le regole che hanno reso grande la storia di un luogo, innanzitutto. Capire come ogni pezzo della composizione urbana, unico ed irripetibile, abbia assolto la propria funzione di edificio talvolta con estrema semplicità formale e povertà di mezzi, talaltra con sfarzo eccentrico, seppur nel rispetto di regole estetiche non scritte ma praticate di fatto. Capire in che modo ogni progetto di nuova costruzione o di recupero architettonico debba tener conto degli errori dell’epoca contemporanea, dagli anni del cosiddetto boom edilizio in poi, evitando di ripeterli. Solo con queste premesse si può procedere in progetti che, non guardando al passato in maniera romantica, continuino quella tradizione di luoghi creati a misura d’uomo, bilanciati nella forma e nelle specifiche funzioni delle opere, uniformi nei colori e nei materiali. In questo scenario auspicabile, ogni intervento diventa la tessera di un mosaico variegato e multiforme che restituisce equilibrio armonico sia al complesso intreccio di maglie nel tessuto urbano sia alla natura stessa dei luoghi.

 

 

 

Marco Noviello-Il Bramante ( Reggio Emilia )

La casa, archetipo del Sé, si rovescia in gabbia. La *domus* diventa manicomio dove la normalità si impone e la follia deve essere legata, contenuta, negata.Poi arriva la serialità: le casette si moltiplicano come in un incubo kafkiano, tutte uguali eppure tutte diverse. Nell’epoca della riproducibilità tecnica, anche l’abitare perde la sua aura.Tensione dialettica tra rifugio e prigione, tra identità e omologazione, tra protezione e reclusione. La casa non è mai neutrale: è politica, psicologia, filosofia costruita in mattoni. La follia non sta in chi sfugge alla casa, ma in chi crede che quattro muri possano contenere l’infinito desiderio di libertà dell’essere umano. ( Opera in basso a sinistra )

 

Alfredo Covato-Uovo in Scatola ( Modica ) 

Casa come rifugio e ferita
Una ricerca sulla memoria, l’appartenenza e la perdita
Il lavoro di Covato si sviluppa attorno al concetto di casa, intesa come spazio fisico e insieme territorio interiore. La casa è nido, protezione, genealogia; è il luogo in cui la memoria si stratifica e diventa identità. Ma è anche frattura, abbandono, esilio. Può trasformarsi in luogo da cui fuggire, in radice spezzata, in distanza forzata.
Questa tensione tra rifugio e perdita attraversa l’intera ricerca dell’artista, che mette in relazione la dimensione intima del vissuto domestico con quella collettiva dello sradicamento. La casa diventa così soglia fragile: spazio che custodisce e, allo stesso tempo, può respingere.
Le opere prendono forma attraverso materiali di recupero, carte consumate dal tempo, pagine di libri ingialliti che portano i segni di storie già attraversate. A queste si intrecciano fotografie vintage, immagini d’archivio personali e scatti anonimi rinvenuti nei mercatini, frammenti di vite sconosciute che riaffiorano come presenze sospese. Ogni elemento è già memoria prima ancora di diventare opera.
Nel dialogo tra pieno e vuoto, luce e ombra, materia e assenza, si costruisce una poetica della fragilità. La casa non appare mai come struttura definitiva, ma come organismo instabile, continuamente ridefinito dall’esperienza umana, dalla nostalgia e dalla necessità di ricostruire un luogo a cui appartenere.